Nipote di Numa Pompilio ("Post hunc Ancus Marcius, Numae ex filia nepos", Eutropio Breviarium ab Urbe condita, in E. di Marzi, Aere perennius, Torino 1943, p. 155.) , forte in guerra e saggio in pace era amante della religione, fu obbligato a fare la guerra per difendere i suoi territori. Dopo la caduta di Alba Longa, ad opera di Tullo Ostilio, i popoli latini s’erano organizzati contro Roma e questo fu il motivo per cui Anco Marzio mosse guerra contro di loro. Dalla guerra contro i Latini, ne uscì vittoriso (a Medulia) e deportò questi e li costrinse nella Valle Murcia, tra il Palatino e l’Aventino, dove formarono la Plebe ("Contra Latinos dimicavit, Aventinum montem civitati adiecit" Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, op. cit., p. 155.).
Dopo questo evento, Anco Marzio sintetizzò il concetto di guerra giusta, in cui si affermava che prima di dichiarare guerra contro un’altra città, bisognava che un sacerdote ne visitasse il territorio scambiando opinioni a riguardo con chiunque incontrasse, poi dopo essersi consultato con gli dei decideva sulla legittimità della guerra. Nonostante la sua inclinazione naturale alla pace, Anco si trovò a combattere varie guerre che lo portarono alla conquista del territorio compreso tra Roma ed il Tirreno. Tra le opere da lui compiute troviamo la fortificazione del Gianicolo, la costruzione di un ponte di legno sul Tevere (il Ponte Sublicio - sublicae erano i pali dove si poggiava il ponte) posizionato a sud dell’isola Tiberina per favorire le comunicazioni con alcune città etrusche, la costruzione del Carcere Mamertino, la fondazione della colonia e del porto di Ostia ("Ostium Tiberis civitatem supra mare sexto decimo miliario ad urbe Roma condidit" Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, op. cit., p. 155. - Ostia infatti significa foce, porta: Ostis Tiberis) e stabilì le saline (il sale prodotto in grande quantità veniva commercializzato nelle regioni interne, attraverso il Tevere oppure attraverso la via Salaria che derivò il suo nome proprio dai traffici di sale). Come Numa Pompilio, Anco Marzio morì di morte naturale. Gli successe Tarquinio Prisco di origine etrusca.