Tito Tazio

Tito Tazio

Tito Tazio, re della città sabina di Cures, non viene normalmente citato nell'elenco dei sette re di Roma che paradossalmente sono, a pieno diritto, otto. Tazio diventa re di Roma insieme a Romolo dopo il famoso Ratto delle Sabine. Il rapimento delle fanciulle da parte dei giovani romani scatenò le guerre con i centri vicini. Qui si cominciano a notare le capacità di Tito Tazio che Livio cita per la prima volta (T. Livio I,10) come regem sabinorum, re dei sabini. Mentre i romani sconfiggono via via i ceninensi, gli antemnati e i crustumini, Tazio trattiene i sabini facendo mostra di voler risolvere la questione con calma.

Un'ultima guerra venne dai sabini e fu di gran lunga la più difficile. I sabini, infatti, non erano mossi da ira o da ingordigia di bottino; soprattutto non fecero trapelare nulla della loro volontà di guerra prima di essere pronti in armi.
(T. Livio I, 11).
Tazio corrompe una vergine vestale, Tarpeia figlia del comandante della rocca Spurio Tarpeio, e conquista il Campidoglio. Nella successiva battaglia, ancora un a volta Tazio si tiene in disparte. L'eroe della giornata è il sabino Mettio Curzio (il cui nome verrà dato al lago Curzio). E, naturalmente, le eroine sono le rapite sabine che si gettano fra i contendenti e li fermano supplicando di "non spargere - suoceri e generi - empio sangue, a non macchiare con un parricidio i loro nati, nipoti per quelli, figli per questi". (T. Livio I, 13). Ci sono già dei figli, quindi; Tito Tazio ha lasciato passare un bel po' di mesi, probabilmente almeno un anno, per scatenare la vendetta. Però, se per Tazio la conclusione della vicenda non è quella sperata, accetta di buon grado la pace:

non viene pattuita solo la pace, ma anche la fusione dei due popoli. Il regno diventa uno solo [...]. Furono istituite anche le tre centurie di cavalieri, Ramnensi da Romolo, Tiziensi da Tazio e, quanto ai Luceri, è incerta l'origine. Da allora i due re esercitarono il potere non solo in comune ma anche in perfetta concordia (T. Livio I,13).
Tazio si stabilì con il popolo sabino sul Quirinale mentre i romani rimasero sul Campidoglio. Ma Tazio è anche, indirettamente la causa di una minaccia di guerra con i laurenti, gli abitanti di Lavinio. Qualche anno dopo la composizione del regno, infatti, alcuni parenti di Tazio maltrattarono gli ambasciatori dei laurenti che fecero appello al diritto delle genti. Tazio non se ne diede per inteso e, pur in qualità di re, appoggiò i consanguinei. Il castigo divino non tardò a venire: mentre era a Lavinio, intento a un solenne sacrificio fu sorpreso dagli avversari e ucciso. Anche in questo caso, come un dantesco contrappasso, il diritto delle genti non venne onorato. E Livio conclude: "Si dice che Romolo abbia accettato quell'evento con minor dolore di quanto fosse giusto attendersi, forse a causa di quella divisione del potere che lo lasciava poco tranquillo, forse perché riteneva che Tazio fosse stato ucciso, tutto sommato, giustamente".

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